Azienda Agrituristica

IL FORTINO

 

CAPESTRANO

Che si arrivi dall’altopiano di Navelli o dalla valle del fiume Tirino l’effetto è lo stesso: un piccolo centro abitato che stupisce a prima vista. Poche, vecchie, case che si arrampicano su una collina, tetti di tegole in cotto, e una piazza che con orgoglio abbraccia il suo castello. Capestrano è un paese sincero: quello che ha da offrire lo dà a tutti, non finge, non nasconde segreti.

Capestrano, come molti dei paesi dell’entroterra abruzzese, si è andata spopolando nel secolo scorso ed oggi si presenta come un posto tranquillo in cui, non sempre purtroppo, i giovani vivono volentieri.

Ma che non è stato sempre così lo racconta la storia.

Innanzi tutto la storia che narra di un popolo piuttosto bellicoso, la storia che è tutt’oggi evidente, quella storia che resta scritta nella pietra inespugnabile del castello-fortezza intorno al quale si è sviluppato l’abitato. Il Castello Piccolomini, oggi sede del Municipio, ha una forma triangolare con cui ingloba, facendole sue, le irregolarità del terreno su cui fu edificato e, all’interno, in un suggestivo insieme, le strutture medioevali che conserva pressoché intatte. Dall’alto dei merli sembra di essere piombati in una favola: laggiù un sentiero, delle case sparse, e il vento che accarezza le terre coltivate. La facciata principale, costretta tra due torri cilindriche, domina la piazza da cui resta distante solo lo spazio di pochi gradini.

A Capestrano non si conosce fretta, il paese vive in un nostalgico fermo immagine di un tempo a misura d’uomo.

Questo concetto dev’essere adottato come filosofia della visita perché solo in questo modo è possibile godere a pieno della bellezza antica dei vicoli che si snodano alle spalle del castello, delle ardite discese che si intrecciano a salite e scalinate di gradini in pietra.

Dopo la visita al castello e alla zona sottostante, la piazza del Mercato, con i tavolini dei suoi caffè all’aperto vissuti estate e inverno da anziani che giocano a carte, può essere una piacevole pausa prima di immergersi per un attimo nel silenzio a tre navate della chiesa parrocchiale di Santa Maria della Pace. Guardarla dall’esterno significa restare immediatamente colpiti dal campanile settecentesco “a cipolla”, tipico dell’architettura campanaria mitteleuropea. La strada che parte dalla parrocchiale conduce, appena fuori dal paese, al complesso monastico che fu fondato intorno alla metà del XV secolo da San Giovanni. Il convento, pensato come centro di aggregazione non solo religiosa ma anche sociale, divenne una vera e propria cittadella dotata, oltre che di una chiesa, di servizi quali una segheria, una farmacia e una piccola spezieria.

E poi c’è un’altra strada da percorrere, una strada che costeggia il fiume, un sentiero fatto dei fruscii del vento tra i cespugli, di piccoli rumori e lunghi silenzi. E’ la strada del Tirino, il fiume che scorre ai piedi del paese: un occasione irripetibile per vivere le emozioni della natura. Ma a Capestrano lo stupore vero, quello che per un attimo toglie le parole e fa pensare alla magia si prova alla vista della pietra bianca di San Pietro ad Oratorium.

E di magia, questa piccola chiesa protetta dagli alberi e cullata dalle acque del fiume Tirino, ha tanto sentito sussurrare. Per secoli gli uomini, visitandola, hanno parlato di misteri legati al “Quadrato magico” murato nella facciata.
“SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS”: parole scritte a caratteri maiuscoli, in latino, cinque lettere per cinque sole parole che possono essere lette in qualunque direzione senza che questo ne cambi il senso, un senso che resta confuso e spesso associato a rocambolesche versioni. Ma perché darsi affanno? Forse è meglio non tradurre, è meglio non pensare al quadrato come ad un palindromo di difficile soluzione, è meglio, infine, pensare come fanno i bambini che quella scritta sul muro sia, semplicemente, una formula magica.

 

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